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dc.contributor.authorCalvo López, José 
dc.contributor.authorDe-Nichilo, Eliana 
dc.date.accessioned2012-12-10T20:16:58Z
dc.date.available2012-12-10T20:16:58Z
dc.date.issued2005
dc.identifier.citationCalvo López, J., De Nichilo, E. Stereotomia, modelli e declinazioni locali dell'arte del costruire in pietra da taglio tra Spagna e Regno di Napoli nel XV secolo". En Teoria e Pratica del costruire: saperi, strumenti, modeli. Ravenna-Bologna: Università di Bologna-Fondazione Flaminia, 2005, p. 517-526. ISBN 88-89900-00-8es_ES
dc.identifier.isbn88-89900-00-8
dc.description.abstractL’ingresso a Napoli di Alfonso I d’Aragona (1443), seguito da maestanze di cultura iberico-fiamminga segna l’apertura di una nuova fase del collegamento artistico tra Spagna ed Italia, ma anche la definitiva evoluzione dallo stile gotico medievale alla nuova cultura architettonica del Rinascimento che pone alla base della propria validità estetica la chiarezza razionale delle proporzioni matematiche.È ormai storicamente riconosciuto come l’età aragonese a Napoli costituisca una cerniera di strategica importanza tra il Medioevo e l’età moderna: con la presa di possesso del Regno di Napoli da parte dei Trastàmara, nasce la prima vera potenza europea di rilievo internazionale proiettata politicamente e culturalmente verso il sud Italia e più in generale sul Mediterraneo, con riflessi determinanti sul piano artistico ed architettonico. La decisione di Alfonso il Magnanimo di fare di Napoli la capitale della consociazione aragonese, per meglio contrastare, attraverso il controllo del bacino del Mediterraneo, l’espansione dell’Impero ottomano, fa assumere al Mezzogiorno d’Italia il ruolo di nucleo propulsore dell’Impero spagnolo. La corte aragonese napoletana è tra le più importanti ed operose sedi di elaborazione e circolazione della nascente cultura umanistica rinascimentale (Venditti, 2003): per la maggiore impresa dell’epoca, il rinnovamento di Castel Nuovo, Alfonso il Magnanimo aveva infatti convocato da Maiorca e da Saragozza il protomagister Guglielmo Sagrera e Pere Johan, eredi insigni della tradizione costruttiva e scultorea borgognona, mentre per gli ingaggi scultorei dell’arco d’ingrasso Pietro da Milano, Francesco Laurana, Domenico Gagini ed altri. Il complesso sistema di relazioni diplomatiche, politiche e familiari che legano alla corte di Napoli la corte papale, gli Sforza, gli Estensi ed i Montefeltro, ha un ruolo determinante nel garantire una certa continuità nella comunicazione artistica al di là dei contrasti politici, e nel favorire la progressiva acquisizione del bagaglio ornamentale ed architettonico classico (Sricchia Santoro 1983).La ricostruzione di Castel Nuovo può essere a tutti gli effetti considerata un cantiere artistico di altissimo livello: numerose sono le maestranze di diversa nazionalità (Catalani, Veneziani, Toscani, Lombardi, Pugliesi, Fiamminghi e Borgognoni) che lavorano alla trasformazione del preesistente castello angioino (realizzato tra il 1279 e il 1282 dagli architetti francesi Pierre de Chaulnes e Pierre d’Angicourt) in un moderno palazzo-fortezza progettato dal maestro maiorchino Guglielmo Sagreras. La centralità del Regno di Napoli durante la dominazione aragonese è storicamente riconosciuta, sebbene non si possa dire altrettanto del fertile interscambio di modelli architettonici e tecniche costruttive tra Spagna e le regioni italiane del Regno di Napoli, spesso sottostimate dalla moderna critica architettonica. Diversi architetti, ingegneri e maestranze spagnole sono impiegate in molti cantieri dell’epoca: l’attività edilizia era concentrata a Napoli, capitale del Regno, anche se si riscontrano numerosi cantieri per la costruzione ex-novo e/o trasformazione di castelli preesistenti sulle coste dell’Adriatico (Puglia), al fine di rafforzare la struttura difensiva del regno contro gli attacchi della pirateria turca nel Mediterraneo (Guidoni Marino 1983). La ricerca pertanto si propone di approfondire alcuni aspetti del fertile interscambio di conoscenze, modelli architettonici, e tecniche costruttive tra Spagna e le province italiane nel XV secolo, spesso sottostimati dalla critica architettonica. In queste regioni infatti il potere reale e nobiliare resta indissolubilmente legato alla costruzione di elementi stereotomici in pietra da taglio che progressivamente si allontanano dal lessico e dai metodi costruttivi tardogotici per abbracciare motivi classici rinascimentali, che troveranno applicazione generalizzata con qualche ritardo rispetto ad altri ambiti geografici in quanto sarà necessario adattare i repertori rinascimentali alla costruzione in pietra da taglio di scale, volte ed altri elementi architettonici (in termini di tecniche di lavorazione e modalità di assemblaggio dei singoli conci nel sistema).Questa trasmigrazione e sperimentazione di modelli nel bacino del Mediterraneo, mette in discussione alcune nozioni generalmente accettate riguardo alla nascita della “stereotomia rinascimentale”. I modelli esaminati non derivano dal romanico languedocchiano, come invece suggerisce Pérouse de Montclos (1982, 181-218), bensì da uno scambio reciproco di esperienze costruttive tra Italia e Spagna, e tra gotico e rinascimentoes_ES
dc.formatapplication/pdfes_ES
dc.language.isoitaes_ES
dc.publisherUniversidad de Boloniaes_ES
dc.rightsAtribución-NoComercial-SinDerivadas 3.0 España*
dc.rights.urihttp://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/3.0/es/*
dc.titleStereotomia, modelli e declinazioni locali dell'arte del costruire in pietra da taglio tra Spagna e Regno di Napoli nel XV secolo. Tre scale a chiocciola a confronto: Castel Nuovo a Napoli, la Lotja di Valenzia e la Capilla de los Vélez a Murciaes_ES
dc.typeinfo:eu-repo/semantics/bookPartes_ES
dc.subjectArquitectura S. XVes_ES
dc.subjectCastel Nuovo de Napolies_ES
dc.subjectLotja de Valenciaes_ES
dc.subjectCapilla de los Vélez de Murciaes_ES
dc.subject.otherExpresión Gráfica Arquitectónicaes_ES
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10317/3052
dc.rights.accessRightsinfo:eu-repo/semantics/openAccess


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